ROUBAIX, UNA LUCE NELL’OMBRA, DISTRIBUITO DA NO.MAD ENTERTAINMENT

 

Notte di Natale a Roubaix. Il capo della polizia Daoud gira per la città nella quale è cresciuto. Macchine bruciate, liti violente. Alla stazione di polizia, Louis Coterelle è il nuovo arrivato, fresco di accademia. Daoud e Louis dovranno investigare sull’omicidio di un’anziana signora. Due giovani donne vengono interrogate. Claude e Marie, indigenti, alcoliste, amanti. Cast – Roschdy ZEM, Léa SEYDOUX, Sara FORESTIER, Antoine REINARTZ, Chloé SIMONEAU, Betty CARTOUX, Jérémy BRUNET, Stéphane DUQUENOY.

Regia Arnaud DESPLECHIN, Sceneggiatura Arnaud DESPLECHIN, Léa MYSIUS, Adattato da Roubaix, commissariat central di Mosco BOUCAULT, Fotografia Irina LUBTCHANSKY, Montaggio Laurence BRIAUD
Musiche originali Grégoire HETZEL, Scenografia Toma BAQUENI, Costumi Nathalie RAOUL, Casting Alexandre NAZARIAN, Clément MORELLE, Suono Nicolas CANTIN, Sylvain MALBRANT, Stéphane THIÉBAUT, Aiuto Regia Marion DEHAENE, Coprodotto da WHY NOT PRODUCTIONS, ARTE FRANCE CINÉMA Con il supporto di CANAL +, CINÉ +, ARTE FRANCE, MICHEL MERKT Con il supporto di CENTRE NATIONAL DU CINÉMA ET DE L’IMAGE ANIMÉE PICTANOVO RÉGION HAUTS-DE-FRANCE. Distribuzione https://lnx.no-madentertainment.eu/

NOTE DI REGIA│
“Cinefilo già da bambino, rifiutavo la società.
già dal cortile della scuola. Ma credo che
grazie al cinema ho saputo accettare il
mondo”. Qui riporto in modo molto
imperfetto la voce di Daney, sentita alla
radio. Per molto tempo, questa frase è stata il
mio vade-mecum.
Tutti i miei film, o quasi, sono stati film
romantici. Troppo! Ma è questo “troppo” che
desideravo.
Oggi ho voluto un film che si attenga alla
realtà, in ogni parte. Che riprenda un
materiale grezzo che, con l’arte dell’attore,
possa accendersi.
Come indica il prologo della sceneggiatura: non ho voluto lasciare nulla
all’immaginazione, inventare nulla, ma ho voluto rielaborare delle immagini viste
in televisione dieci anni fa e che da allora mi hanno perseguitato.
Perché non ho mai potuto dimenticare queste immagini? Perché solitamente,
riesco a identificarmi solo con le vittime. Non mi piacciono troppo i carnefici. E
per la prima e unica volta nella mia vita, in due criminali ho scoperto due
sorelle.
Ho voluto considerare le crude parole delle vittime e dei colpevoli come la più
pura poesia che esista. L’ho considerato come un materiale sacro, cioè: un
testo che non finiremo mai d’interpretare.
Come spettatore, ho le vertigini di fronte alla colpevolezza e all’ ingenuità di
queste due assassine.
Mentre trascrivevo e mettevo insieme questo materiale pensavo sempre a
Delitto e castigo. I tormenti di Raskolnikov sono gli stessi di queste diseredate.
Sì, Pietà più di quanto si possa dire, è al centro dell’amore.
Da regista cerco come filmare e dirigere – come gli attori interpreteranno tali
ruoli. Credo che la posizione della macchina da presa e la performance
dell’attore possano mostrare i peggiori tormenti dell’anima.
Questo è il potere dell’incarnazione proprio del cinema.
Penso che la finzione si arricchisca ad essere un possibile specchio della realtà.
Ciò che senza dubbio mi ha colpito di più mentre scoprivo le immagini all’origine
del mio film, sono questi volti di donne. Colpevoli e vittime. L’anziana Lucette, la
giovane donna violentata, l’amica che l’accompagna, la giovane scappata di
casa e infine le due assassine, che mi conducono in un vortice di terrore…
Così, attraverso la vita di questa stazione di polizia di Roubaix, abbiamo un ritratto,
inevitabilmente incompleto, della condizione femminile di oggi.
Un solo film è stata la mia guida cinematografica: Il ladro di Hitchcock. Una notizia
restituita alla sua brutalità, alla sua nudità e al suo enigma. L’enigma della verità.
Sappiamo come Hitchcock abbia spinto la sua ossessione per il realismo fino al
punto di filmare negli stessi luoghi degli eventi e usando i testimoni nei loro propri
ruoli.
Qui non oso prendere la stessa strada del maestro. Il mio percorso è il seguente:
confido, quando verrà il momento, di sapere come dirigere queste parole e come
filmare gli attori che le faranno proprie, prima di restituircele. Si, rendere omaggio
alla trivialità di queste parole o al loro mistero. Cioè, tramite il genio proprio del
cinema, far brillare la grandezza della finzione in una terreno devastato di vite
distrutte. È un progetto umile. E la sua ambizione mi travolge.
È questa ambizione che voglio abbracciare.
Al centro del film c’è la questione dell’inumano. Chi è umano, chi non lo è più?
Attraverso lo sguardo dell’ispettore Daoud, tutto si mostra profondamente umano.
La sofferenza come il crimine.
Per Daoud, il compito della legge è di rendere umano ciò che all’inizio ci ha
gettato nel terrore.
… Daoud chiede a Claude se suo figlio sia in casa. Sì, risponde. Va bene, conclude
Daoud. Perché crede nella legge, nel progresso, nel perdono. Forse la famiglia
salverà questo bambino. È questa folle scommessa della legge che Daoud
sostiene.
… Il crimine non è mostrato. Ma le due assassine ripetono la scena, intorno a
un’assenza. Offrono la loro testimonianza a Daoud e, così, ritornano tra l’umanità.
Seguendo Daoud voglio dare un volto a queste due donne e riconoscermi in esse
senza giudicarle. Per questo ci sono i giudici e io non lo sono … Questo è il tuffo
vertiginoso che ho affrontato durante tutta la scrittura.
Ho riservato alla finzione la descrizione dei poliziotti. Mi serviva ritrarli più nel
dettaglio.
Due poliziotti molto diversi che simpatizzano. Louis, giovane impacciato cattolico,
senza grazia. È sempre in errore. E Daoud, senza famiglia né religione, che con uno
sguardo può riconoscere la menzogna dalla verità.
Perché nulla è estraneo a Daoud.
Straniero nella sua città, denigrato dalla sua famiglia, sa come identificarsi con
tutti quelli che incontra. Condivide la loro umanità. Come potrebbe non
comprenderli?
Se ho dovuto qui utilizzare la finzione, non ho voluto comunque appesantirla con il
romanticismo. Mi sembra che oggi il romanticismo sia ovunque alla televisione.
Volevo che questi poliziotti fossero più iconici che romantici. Mi è sembrato che
questo status di icone, il loro silenzio, contenesse più verità che digressioni.
Cosa fa andare avanti Bourvil in I senza nome? Una dichiarazione del suo
superiore: tutti gli uomini sono colpevoli.
Cosa fa andare avanti François Perrier in Frank Costello faccia d’angelo? La
presenza pura dell’attore, la sua attenzione ai gesti.
È a questo laconismo e a questa attenzione che ho voluto dedicarmi.
Daoud è un occhio, è un orecchio. Vede il mondo e lo accetta.
Proprio come Serge Daney mi ha insegnato.

Arnaud Desplechin

Guarda il trailer del film

https://youtu.be/37pXm0UJxVc

Pubblicato da redazione